Archivio mensile:ottobre 2014

Farmaci equivalenti, sovrapponibili e omogenei di Antonio Addis | Governance della Ricerca, Agenzia Sanitaria e Sociale Regionale Emilia-Romagna

Il prescrittore e il paziente non sanno che spesso il nuovo medicinale che si affaccia sul mercato europeo viene giudicato sulla base di standard di equivalenza e di non superiorità.

In pratica le nuove terapie non devono garantire necessariamente risultati superiori a quanto già in circolazione. La ragione per accettare che l’asticella del giudizio sia a questo livello non è chiaramente di tipo medico ma piuttosto di mercato. In questo modo infatti si intende favorire la legittima concorrenza tra le parti in modo che domanda e offerta possano avvantaggiarsi di scelte terapeutiche di fatto simili e sovrapponibili ma con prezzi differenti. Purtroppo questa informazione spesso si perde nel tragitto che va dall’autorità regolatoria europea a quelle nazionali.
Le stesse aziende, che hanno dimostrato con successo che il nuovo farmaco è non inferiore – quindi sovrapponibile – rispetto all’esistente, non sono altrettanto propense agli strumenti che traggono vantaggio da ciò senza penalizzare l’utilizzatore finale.
Un esempio di tali strumenti sono le categorie terapeutiche omogenee che, partendo dai dati di non inferiorità, osservano i nuovi medicinali non come principi attivi a se stanti ma tenendo conto della sostanziale sovrapponibilità di diversi principi attivi.

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Spesa farmaceutica e farmaci davvero innovativi di Giuseppe Traversa | Centro Nazionale di Epidemiologia, Istituto Superiore di Sanità

In condizioni di sostanziale stabilità – fra arrivo di nuovi farmaci costosi, genericazione di farmaci a brevetto scaduto e consumo di farmaci nella popolazione – il tetto di spesa farmaceutica a carico del Servizio Sanitario Nazionale (SSN) svolge una funzione utile. Fornisce un’indicazione a priori delle risorse disponibili, con la possibilità per le aziende di programmare l’attività. Sostiene l’innovazione, perché le risorse che si liberano dalla perdita dei brevetti possono essere utilizzate per farmaci che rappresentano un reale miglioramento terapeutico. Elimina un potenziale interesse delle aziende a favorire un allargamento inappropriato delle prescrizioni per aumentare i fatturati. Tuttavia, se non ci si attrezza a rivedere, almeno per alcuni anni, l’entità e il funzionamento del tetto previsto della spesa farmaceutica, questo rischia di diventare inutile e potenzialmente dannoso. Vediamo perché.

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