Archivio mensile:novembre 2015

Ezetimibe per il colesterolo alto? Ci sono scelte migliori Alberto Donzelli, Alessandro Battaggia

Pur sul mercato da molti anni, ezetimibe non aveva mai dimostrato un convincente valore aggiunto di interesse per i pazienti, al di là della capacità di abbassare il colesterolo(c)LDL del 15­20% in modo indipendente dalle statine. Il grande RCT IMPROVE-­IT è presentato come la prova finale del valore aggiunto in generale di ezetimibe rispetto a una statina e la conferma che “più basso è (il cLDL) meglio è”. Marketing e opinion leader dipingono ezetimibe come un grande progresso terapeutico. Ma i dati lo confermano? In realtà essi riguardano solo gravi coronaropatici, con riduzione in 7 anni del 2% di eventi cardiovascolari, ma non di mortalità; non riportano gli eventi avversi gravi totali (il 42% ha interrotto le cure); nei RCT vs placebo, simva+ezetimibe ha dato alcuni morti in più. Ci sono interventi ben più efficaci e costo-efficaci.

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Responsabilità del medico e linee-guida La posizione del Network Italiano Cochrane e dell’Associazione Alessandro Liberati

Il Network italiano Cochrane e l’Associazione Alessandro Liberati indirizzano una lettera aperta agli Onorevoli membri della Commissione Sanità del Senato e della Commissione Affari Sociali della Camera. Nel testo si esprimono alcune osservazioni in merito alle annunciate disposizioni legislative che riguardano la relazione tra responsabilità professionale del medico e il contenuto di linee-guida di pratica clinica. “Un provvedimento legislativo su un tema così delicato e complesso”, si legge nella lettera aperta, “si dovrebbe basare sulle migliori conoscenze maturate al riguardo nella comunità scientifica”.

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Riproducibilità dei clinical trial Antonio Addis

La riproducibilità dei dati è uno dei fondamenti del metodo scientifico ma, nonostante ciò, per quanto riguarda i clinical trial è raro che vengano ri-analizzati da gruppi indipendenti. È quanto emerge dalla riesumazione di uno studio che ha fatto molto discutere in passato sull’efficacia e la sicurezza di due antidepressivi largamente utilizzati nella depressione negli adolescenti. Il nuovo studio mostra che imipramina e paroxetina non sono né significativamente né clinicamente più efficaci del placebo in nessuno degli esiti primari o secondari prestabiliti. Si tratta di conclusioni che sono diametralmente opposte a quelle che accompagnavano lo studio originale che indicavano questi stessi farmaci come “generalmente ben tollerati ed efficaci” nella terapia antidepressiva degli adolescenti. L’iniziativa fa parte di un programma che ha come obiettivo la rivisitazione di clinical trial controversi o mai pubblicati, nel tentativo di dimostrare come l’accesso libero ai dati dei clinical trial possa avere un ruolo importante nel migliorare la conoscenza sull’efficacia e la sicurezza delle terapie.

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I ruoli del NICE Michael Rawlins

Il National Institute for Clinical Excellence (NICE) è stato creato nel 1999 dal Dipartimento di Salute britannico come una agenzia indipendente, libera da interessi politici o di parte di altro tipo. Il suo mandato era di fornire raccomandazioni (guida) agli operatori sanitari che lavorano nel Servizio sanitario nazionale (NHS) per raggiungere i più alti standard possibili nella cura dei loro pazienti. La missione originale del NICE era limitata a fornire valutazioni tecnologiche e a sviluppare linee guida cliniche. Nei successivi 15 anni, comunque, il suo ruolo si è espanso fino a includere altre forme di guida. Il core business dell’Istituto rimane comunque la produzione e la pubblicazione di technology appraisal e linee guida cliniche.

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Farmaci oncologici: prima il beneficio clinico Gianluigi Casadei

Come valutare il beneficio clinico di un trattamento oncologico? La European Society for Medical Oncology ha proposto un algoritmo. È interessante osservare come il dibattito sul valore dei farmaci oncologici sia partito dagli stessi oncologi, nonostante il termine “valore” sia comunemente percepito con scetticismo dai medici, che lo considerano un sinonimo di riduzione dei costi. Certamente, gli oncologi si sono convinti che non è più possibile continuare ad accettare farmaci copia o con benefici marginali sproporzionati rispetto al loro prezzo e hanno capito che siamo prossimi a superare la soglia della “tolleranza sociale” sui costi sanitari..

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