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Proseguirà il nostro Turno?

Ma davvero Roberto Turno va in pensione? E noi come facciamo? Sì, lo sappiamo che tutti hanno diritto alla pensione, e questo evidentemente deve valere anche per Roberto Turno. Ma noi non eravamo preparati. Nella nostra testa, Roberto Turno e Sole sanità si identificano. Forse, se lo avessimo saputo con un po’ di anticipo, avremmo attutito il colpo. Di certo, sembrerà strano non alzare più il telefono per scambiare un punto di vista, confrontare un parere o cercare un aspetto positivo nascosto nei commi di una legge o di una decisione di politica sanitaria.

E ci mancherà il suo atteggiamento libero.

Bernard Shaw, nella prefazione de “La professione della signora Warren”, sosteneva che l’obiettivo di un autore di talento è quello di evitare due rischi opposti: scrivere testi che magari sono considerati profondamente innovativi ma che non vengono visti da nessuno, così come proporre testi solo per compiacere chi paga. Turno è riuscito a tenersi su questo crinale difficile, a perseguire il massimo di libertà e innovazione, anche quando in gioco vi erano interessi forti, senza perdere di vista l’interesse dei lettori.

Auguri Roberto, e grazie.

Gli amici di Politiche del farmaco e del Pensiero Scientifico Editore

Leggi “Vaccini, un cattivo esempio di dialogo mancato” di Roberto Turno su Il Sole 24 Ore

Una bella notizia, ma che lascia l’amaro in bocca Antonio Clavenna

È di ieri, lunedì 26 ottobre 2015, la notizia dell’assoluzione da parte del Tribunale di Roma del dottor Nello Martini, “fondatore” dell’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) e direttore fino a luglio 2008, dall’accusa di disastro colposo perché “il fatto non sussiste”. Una bella notizia, ma che lascia l’amaro in bocca.
La vicenda che potremmo definire “kafkiana” del dottor Martini merita di essere conosciuta e ampiamente condivisa.
Nel 2008 il dottor Martini era stato accusato di “disastro colposo” dalla Procura di Torino (successivamente l’inchiesta è stata trasferita a Roma) per non aver aggiornato tempestivamente le informazioni contenute nei foglietti illustrativi di ventidue farmaci (su oltre 13.000 specialità medicinali in commercio) tutti in vendita in Europa, Italia compresa, da almeno dieci anni.
Come documentato nei mesi successivi da nove autorevoli farmacologi e clinici italiani l’eventuale ritardo nell’aggiornamento delle schede non poteva aver avuto «conseguenze di qualche rilievo sulla salute pubblica». In quasi tutti i casi le informazioni sui rischi e gli effetti collaterali dei medicinali erano infatti già presenti nei foglietti illustrativi, e le modifiche richieste riguardavano una riformulazione di frasi/termini riportati.
Nonostante il parere degli esperti e le conclusioni di una commissione ministeriale, il dottor Martini venne frettolosamente licenziato dall’AIFA e sottoposto a processo.
Già assolto dalla stessa accusa nel 2010 (sentenza annullata dalla Cassazione per motivi formali) lo è stato nuovamente il 26 ottobre, dopo 7 anni e mezzo dall’inizio di questa vicenda.
La vicenda di Nello Martini aveva trovato eco su alcune prestigiose riviste scientifiche internazionali, preoccupate per la sua rimozione, ma, se si se si escludono rare eccezioni come l’articolo di Daniela Minerva sull’Espresso dal titolo esplicativo “ È bravo, mandiamolo via”, era stata descritta in maniera acritica e superficiale dalla stampa italiana, che ha seguito lo stile “sbatti il mostro in prima pagina”.
Non per nulla la notizia dell’assoluzione sembra aver avuto una scarsa eco sui mezzi di comunicazione nostrani.
Scrive Roberto Turno sul Sole 24 Ore Sanità: “Con la pronuncia del tribunale si chiude dunque una brutta, anzi bruttissima pagina della sanità e delle vicende del farmaco. A Nello Martini vanno restituiti onore e dignità. Lo faranno ora?”. Purtroppo a chi ha sbagliato difficilmente sarà chiesto di renderne conto. Sarebbe però auspicabile che a questa notizia venisse data la visibilità che merita.