L’introduzione dei nuovi antivirali per l’epatite C: è possibile un compromesso tra salute e mercato? di Anna Maria Marata, Giulio Formoso

Quando si parla di innovazione in campo farmacologico, un esempio attuale che merita senz’altro di essere citato è quello dei nuovi farmaci per l’epatite C (HCV), che stanno cambiando le prospettive di cura per milioni di pazienti con epatite cronica. Parliamo in particolare della classe degli antivirali diretti come sofosbuvir, simeprevir e daclatasvir – tutti approvati per la commercializzazione in Europa nel 2014 – e delle associazioni precostituite di sofosbuvir + ledipasvir (appena approvato) o di ombitasvir/paritaprenavir/ritonavir associato a desabuvir, di prossima commmercializzazione in Europa.

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2 pensieri su “L’introduzione dei nuovi antivirali per l’epatite C: è possibile un compromesso tra salute e mercato? di Anna Maria Marata, Giulio Formoso

  1. Rfaele Bernardini

    Sicuramente l’erogazione di farmaci per il trattamento dell’epatite C è di grande rilievo al fine di garantire in maniera efficace il diritto alla tutela della salute dei cittadini.
    Ma anche nell’erogazione dei farmaci, specificamente di quelli innovativi, vi dev’essere un concetto di equità. Vi sono infatti patologie, soprattutto nell’area delle malattie rare, che necessitano di trattamenti che non vengono ammessi a rimborso dal Ssn per motivi si spesa.
    Anche nei trattamenti terapeutico-farmacologici per la cura di patologie gravi vi dev’essere un concetto di equità. Ferma restando la disponibilità di risorse, che peraltro dovrebbero essere spalmate per la terapia di malattie gravi.

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