Una bella notizia, ma che lascia l’amaro in bocca Antonio Clavenna

È di ieri, lunedì 26 ottobre 2015, la notizia dell’assoluzione da parte del Tribunale di Roma del dottor Nello Martini, “fondatore” dell’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) e direttore fino a luglio 2008, dall’accusa di disastro colposo perché “il fatto non sussiste”. Una bella notizia, ma che lascia l’amaro in bocca.
La vicenda che potremmo definire “kafkiana” del dottor Martini merita di essere conosciuta e ampiamente condivisa.
Nel 2008 il dottor Martini era stato accusato di “disastro colposo” dalla Procura di Torino (successivamente l’inchiesta è stata trasferita a Roma) per non aver aggiornato tempestivamente le informazioni contenute nei foglietti illustrativi di ventidue farmaci (su oltre 13.000 specialità medicinali in commercio) tutti in vendita in Europa, Italia compresa, da almeno dieci anni.
Come documentato nei mesi successivi da nove autorevoli farmacologi e clinici italiani l’eventuale ritardo nell’aggiornamento delle schede non poteva aver avuto «conseguenze di qualche rilievo sulla salute pubblica». In quasi tutti i casi le informazioni sui rischi e gli effetti collaterali dei medicinali erano infatti già presenti nei foglietti illustrativi, e le modifiche richieste riguardavano una riformulazione di frasi/termini riportati.
Nonostante il parere degli esperti e le conclusioni di una commissione ministeriale, il dottor Martini venne frettolosamente licenziato dall’AIFA e sottoposto a processo.
Già assolto dalla stessa accusa nel 2010 (sentenza annullata dalla Cassazione per motivi formali) lo è stato nuovamente il 26 ottobre, dopo 7 anni e mezzo dall’inizio di questa vicenda.
La vicenda di Nello Martini aveva trovato eco su alcune prestigiose riviste scientifiche internazionali, preoccupate per la sua rimozione, ma, se si se si escludono rare eccezioni come l’articolo di Daniela Minerva sull’Espresso dal titolo esplicativo “ È bravo, mandiamolo via”, era stata descritta in maniera acritica e superficiale dalla stampa italiana, che ha seguito lo stile “sbatti il mostro in prima pagina”.
Non per nulla la notizia dell’assoluzione sembra aver avuto una scarsa eco sui mezzi di comunicazione nostrani.
Scrive Roberto Turno sul Sole 24 Ore Sanità: “Con la pronuncia del tribunale si chiude dunque una brutta, anzi bruttissima pagina della sanità e delle vicende del farmaco. A Nello Martini vanno restituiti onore e dignità. Lo faranno ora?”. Purtroppo a chi ha sbagliato difficilmente sarà chiesto di renderne conto. Sarebbe però auspicabile che a questa notizia venisse data la visibilità che merita.

Un pensiero su “Una bella notizia, ma che lascia l’amaro in bocca Antonio Clavenna

  1. Mariagrazia

    Purtroppo il dottor Martini non è l’unica vittima dell’impunità della magistratura, a volte erroneamente confusa con l’indipendenza. Certo, ci sono persone ammirevoli e competenti, così come ci sono incapaci, ignoranti ed anche disturbati mentalmente, in tutte le categorie. Ma solo in questa pare non ci sia mai modo nè di obbligare qualcuno a risarcire i danni che ha provocato nè di allontanare chi continua a farne. Forse anche perchè, solo a parlarne, il corporativismo scatta automaticamente anche da parte di chi non avrebbe nulla da rimproverarsi. Basti pensare che l’Associazione Nazionale Magistrati non ha dato alcun segno di imbarazzo a tenere il suo congresso al teatro Petruzzelli di Bari, proprio il luogo che avrebbe dovuto ricordare il caso del gestore Fernando Pinto incriminato per complicità nell’incendio doloso del suo teatro, incarcerato, e poi assolto, dopo 16 anni, per non aver commesso il fatto. E che dire dei geologi processati per non aver previsto il terremoto dell’Aquila? e dei magistrati che hanno “ordinato” il trattamento Stamina all’ospedale di Brescia? e della continua violazione del Decreto Legislativo 196/2003 che tutela la riservatezza dei dati sensibili e giudiziari con passaggio di informazioni alla stampa prima ancora che il processo cominci? Sarebbe il caso davvero di chiedersi perchè i giornali sono sempre pronti a correre dietro a tante montature giudiziarie e non danno altrettanto risalto alle ben più clamorose “smontature”..

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