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Nota sulla risposta del Governo all’interrogazione parlamentare sulla ricerca indipendente dell’AIFA Giuseppe Traversa

Il Governo, per bocca del Sottosegretario alla Salute Vito De Filippo, ha risposto all’interrogazione parlamentare presentata da Nerina Dirindin sui ritardi nella gestione del bando 2012 della ricerca indipendente dell’AIFA.

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Ricerca indipendente: indicatore di eticità, progresso… diritti e doveri di Redazione

Il 2 febbraio u.s. 16 ricercatori di 16 differenti centri di ricerca, responsabili delle rispettive lettere di intenti selezionate per la seconda fase del Bando AIFA 2012, hanno scritto al Ministro della Salute, al Presidente e al Direttore dell’AIFA per chiedere notizie sull’esito della valutazione dei protocolli definitivi sottoposti. La risposta era prevista per luglio 2013. Analoga “curiosità” è stata manifestata il 22 gennaio u.s. dalla senatrice Nerina Dirindin, capogruppo Pd in Commissione Sanità, in un’interrogazione urgente rivolta ai Ministri della Salute e dell’Economia e delle Finanze, sottoscritta da 7 colleghi.

“Non riuscire a garantire continuità nella gestione dei programmi di ricerca è dannoso: per la salute dei pazienti, che non possono beneficiare delle nuove conoscenze che la ricerca rende disponibili; per la spesa del SSN, perché trattamenti sub ottimali, magari costosi, continuano a essere praticati inutilmente; per la ricerca italiana che già deve fare i conti con risorse scarsissime”. Come scrive Giuseppe Traversa su Ricerca & Pratica.

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I ritardi della ricerca indipendente AIFA di Giuseppe Traversa

Quando nel 2009 il Governo USA adottò una serie di provvedimenti per fare fronte alla crisi economica internazionale, un intervento riguardava il finanziamento di 1,1 miliardi di dollari per un grande programma di ricerca indipendente: la comparative effectiveness research. C’erano due grandi idee alla base di questo programma. La prima consisteva nel riconoscimento che in numerose aree della medicina e della sanità pubblica, in assenza di confronti fra i diversi interventi disponibili, le decisioni non sono adeguatamente informate: se un paziente o un medico vuole individuare l’opzione più efficace non trova i dati per una scelta consapevole. La seconda era che, in una situazione di crisi, gli investimenti in ricerca andavano salvaguardati, e semmai espansi, perché avrebbero prodotto non solo nuove conoscenze utili a migliorare la salute dei cittadini, ma anche un risparmio attraverso l’eliminazione degli interventi inefficaci.

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