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Dieci anni di farmaci oncologici: un bilancio non esaltante Italo Portioli

Una rilettura critica del primo studio di sintesi sistematica dei risultati a distanza dell’uso di nuovi farmaci oncologici rileva che se alcuni farmaci hanno buone ragioni per motivare spese ingenti – e in continua crescita – per altri il beneficio per la salute sembra scarso o inesistente. Lo studio ricavato dall’assemblaggio del lavoro delle tre tra le più agguerrite agenzie di HTA di Regno Unito, Francia, Australia è molto complesso e presenta limiti, in parte inevitabili, ma in ogni modo si tratta di dati che meritano un commento anche da qualcuno “laterale” al mondo oncologico. Per formularlo potrebbe non bastare il senso clinico, ma con qualche sostegno di senso comune esso può arrivare ad una conclusione, diciamo, distaccata, laica. Tuttavia lo studio pubblicato a fine del 2016 su JAMA Oncology non ha avuto risonanza né sollevato dibattito, nel mondo oncologico e fuori, in quello dei regolatori o dei farmacologi clinici o, e soprattutto, nella sensibilità pubblica della comunità dei malati e delle loro famiglie. Perché il silenzio su un dato tanto importante?

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Confezionamento non ottimale dei farmaci oncologici: costi aggiuntivi Annalisa Campomori, Alessandra Pasqualini, Orazio Caffo

Peter Bach del Memorial Sloan-Kettering Center di New York sul BMJ del 1 marzo lancia un attacco contro il prezzo irragionevole dei farmaci oncologici di nuova generazione e fa riferimento agli sprechi prodotti quando si tratta di utilizzarne una frazione per la preparazione della dose destinata al singolo paziente in base alla superficie corporea. I farmaci chemioterapici per la somministrazione parenterale vengono immessi in commercio sotto forma di polveri liofilizzate da ricostituire e diluire opportunamente oppure di soluzioni concentrate da diluire. La personalizzazione dei trattamenti con antineoplastici può dare luogo a residui di farmaco che, se inutilizzati, rappresentano uno spreco economicamente rilevante.

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Farmaci oncologici: prima il beneficio clinico Gianluigi Casadei

Come valutare il beneficio clinico di un trattamento oncologico? La European Society for Medical Oncology ha proposto un algoritmo. È interessante osservare come il dibattito sul valore dei farmaci oncologici sia partito dagli stessi oncologi, nonostante il termine “valore” sia comunemente percepito con scetticismo dai medici, che lo considerano un sinonimo di riduzione dei costi. Certamente, gli oncologi si sono convinti che non è più possibile continuare ad accettare farmaci copia o con benefici marginali sproporzionati rispetto al loro prezzo e hanno capito che siamo prossimi a superare la soglia della “tolleranza sociale” sui costi sanitari..

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