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Farmaci e Gran Premio di Monza: i pericoli dell’alta velocità John Dowden

L’Autodromo Nazionale di Monza è famoso nel mondo per le velocità raggiunte, ma è anche il luogo di molti incidenti e morti. Come le corse automobilistiche, così nello sviluppo dei farmaci può essere pericoloso andare troppo veloci e ci possono essere dei disastri. Nelle agenzie regolatorie il processo di approvazione attraverso una corsia preferenziale più rapida (il cosiddetto fast track) mira ad accelerare la disponibilità dei nuovi farmaci sul mercato. Il desiderio è di fornire rapidamente le nuove medicine ai pazienti che hanno una malattia grave. In ogni caso ci sono enormi ritorni economici per le aziende produttrici che guidano i loro prodotti in una corsia più rapida per vincere la gara e commercializzare i propri prodotti prima di quelli dei concorrenti.

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Farmaci orfani ma ricchi di famiglia Antonio Addis

Un farmaco estremamente popolare, capace di generare un guadagno di almeno un miliardo di dollari, è generalmente definito “blockbuster”. Storicamente farmaci di questo tipo sono stati quelli disegnati per condizioni patologiche molto diffuse (per es. Zantac, Lipitor, Plavix). Al contrario i farmaci cosiddetti “orfani” riguardano patologie e condizioni rare. Negli USA vi è una legge che li identifica in modo preciso come quelli che hanno indicazioni terapeutiche che riguardano meno di 200.000 persone. A partire dal 1983 la stessa legge, per incentivare le aziende ad investire in questo ambito, consente diversi benefici molto generosi di tipo finanziario, fiscale, regolatorio e brevettuale. Tutto questo per venire incontro allo sforzo di chi decide di investire in aree poco promettenti in termini di mercato visto l’esiguo numero dei pazienti potenzialmente coinvolti.

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L’uso dei generici e la lista di trasparenza Giulia Zanchetta, Alessia Salvaldor, Luigi Bozzini, Maria Font, Luigi Mezzalira

La lista di trasparenza dei farmaci equivalenti elenca i prodotti attualmente disponibili e il loro prezzo che il Servizio Sanitario Nazionale è disposto a rimborsare (prezzo di riferimento). Se l’azienda farmaceutica decide di non allineare il prezzo di vendita al pubblico con il prezzo di riferimento stabilito, il differenziale è a carico del paziente. Secondo i dati dell’Osservatorio Nazionale sull’Impiego dei Medicinali dei primi 9 mesi del 2015, i medicinali senza copertura brevettuale hanno rappresentato il 76% complessivo dei prodotti utilizzati, in Italia, in regime di assistenza convenzionata. Di questo 76%, il 24,5% è costituito da farmaci equivalenti, il resto, 51,5%, continua ad essere rappresentato da branded (originator o copie degli stessi).

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Generici e mercato Giuseppe Traversa

Sui vecchi farmaci a brevetto scaduto sappiamo praticamente tutto. Sappiamo ad esempio che nel 2015 rappresentavano il 76% circa delle dosi prescritte nel SSN al di fuori degli ospedali e il 46% della spesa. Sappiamo anche che la maggior parte della prescrizione (i due terzi circa) riguarda gli originatori branded (con nome di fantasia), mentre gli equivalenti unbranded (identificati con il nome del principio attivo) rappresentano il terzo rimanente del mercato dei farmaci a brevetto scaduto. Sappiamo poi che, quando nel mercato entrano numerose aziende, si crea competizione e si riducono i prezzi. Perché allora, se ne sappiamo così tanto, il New York Times ha deciso di chiedere a tre dei più autorevoli esperti di politiche del farmaco di fare una riflessione sul tema dei farmaci generici?

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Prezzo dei farmaci: la parola a Silvio Garattini

Silvio Garattini, Direttore dell’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri, è intervenuto il 22 febbraio scorso in Commissione Affari sociali della Camera dei Deputati per un’audizione informale nell’ambito della discussione circa la trasparenza degli accordi stipulati dall’AIFA con le case farmaceutiche sull’epatite C.

È del 29 febbraio, inoltre, l’intervento di Garattini al Mario Negri con una presentazione su “La spesa farmaceutica in Italia”.

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Tetti di spesa: più si prescrive e meno si spende? Michela Cerzani, Marina Ferri

L’informazione ai medici prescrittori sui nuovi farmaci che entrano in commercio, sia per quanto riguarda le modalità prescrittive, sia sul versante dell’appropriatezza, è una delle competenze dei Servizi farmaceutici del Servizio Sanitario Nazionale. Quando possibile, vengono presentati dati di confronto con le opzioni già disponibili, che tengano in considerazione anche l’aspetto economico. Ultimamente, però, risulta sempre più difficile capire quale sarà il costo di una nuova terapia per il SSN, perché il prezzo ex-factory (che rappresenta il prezzo massimo di cessione al SSN), pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale, non è quello reale.

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Un interrogativo provocatorio sul costo dei farmaci antitumorali Luigi Bozzini, Maria Font

Se lo stesso farmaco antitumorale è in grado di aggiungere mesi di vita a una donna con cancro al seno, ma solo un paio di settimane in caso di cancro polmonare, è accettabile che il costo dei due trattamenti sia uguale?

Siccome un medicinale agisce in modo differenziato a seconda delle indicazioni per le quali è impiegato, è corretto e giustificato seguire un modello in cui il suo prezzo sia variabile, vale a dire calcolato e fissato in rapporto all’efficacia dimostrata per le forme patologiche in cui è stato testato negli studi clinici. Nel caso dei farmaci oncologici, agganciare il costo della terapia alle diverse manifestazioni tumorali per cui è stato autorizzato può diventare un modello per affrontare ed esplicitare le differenze sostanziali di utilità ed efficacia.

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