Archivi tag: Farmacoeconomia

Sostenibilità e nuovi farmaci antitumorali di Francesco Perrone

Problemi di natura economica condizionano sempre più frequentemente la possibilità di accesso ai trattamenti oncologici: la “tossicità finanziaria” è diventata questione molto importante in numerosi paesi, compresi gli Stati Uniti. Il costo esorbitante dei nuovi farmaci antitumorali sta diventando impegnativo per paesi europei come l’Italia dove il sistema sanitario pubblico si basa su solidarietà ed equità di accesso alle cure. L’incremento dei costi dei nuovi farmaci non può essere giustificato dalla loro efficacia, in quanto la portata del loro beneficio è spesso marginale e può avere scarso impatto clinico. In Europa, pertanto, sono necessarie nuove strategie nella gestione del regolatorio che tengano conto della questione economica come principale aspetto per stabilire il valore dei nuovi farmaci antitumorali.

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L’introduzione dei nuovi antivirali per l’epatite C: è possibile un compromesso tra salute e mercato? di Anna Maria Marata, Giulio Formoso

Quando si parla di innovazione in campo farmacologico, un esempio attuale che merita senz’altro di essere citato è quello dei nuovi farmaci per l’epatite C (HCV), che stanno cambiando le prospettive di cura per milioni di pazienti con epatite cronica. Parliamo in particolare della classe degli antivirali diretti come sofosbuvir, simeprevir e daclatasvir – tutti approvati per la commercializzazione in Europa nel 2014 – e delle associazioni precostituite di sofosbuvir + ledipasvir (appena approvato) o di ombitasvir/paritaprenavir/ritonavir associato a desabuvir, di prossima commmercializzazione in Europa.

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Spesa farmaceutica e farmaci davvero innovativi di Giuseppe Traversa | Centro Nazionale di Epidemiologia, Istituto Superiore di Sanità

In condizioni di sostanziale stabilità – fra arrivo di nuovi farmaci costosi, genericazione di farmaci a brevetto scaduto e consumo di farmaci nella popolazione – il tetto di spesa farmaceutica a carico del Servizio Sanitario Nazionale (SSN) svolge una funzione utile. Fornisce un’indicazione a priori delle risorse disponibili, con la possibilità per le aziende di programmare l’attività. Sostiene l’innovazione, perché le risorse che si liberano dalla perdita dei brevetti possono essere utilizzate per farmaci che rappresentano un reale miglioramento terapeutico. Elimina un potenziale interesse delle aziende a favorire un allargamento inappropriato delle prescrizioni per aumentare i fatturati. Tuttavia, se non ci si attrezza a rivedere, almeno per alcuni anni, l’entità e il funzionamento del tetto previsto della spesa farmaceutica, questo rischia di diventare inutile e potenzialmente dannoso. Vediamo perché.

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