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Un interrogativo provocatorio sul costo dei farmaci antitumorali Luigi Bozzini, Maria Font

Se lo stesso farmaco antitumorale è in grado di aggiungere mesi di vita a una donna con cancro al seno, ma solo un paio di settimane in caso di cancro polmonare, è accettabile che il costo dei due trattamenti sia uguale?

Siccome un medicinale agisce in modo differenziato a seconda delle indicazioni per le quali è impiegato, è corretto e giustificato seguire un modello in cui il suo prezzo sia variabile, vale a dire calcolato e fissato in rapporto all’efficacia dimostrata per le forme patologiche in cui è stato testato negli studi clinici. Nel caso dei farmaci oncologici, agganciare il costo della terapia alle diverse manifestazioni tumorali per cui è stato autorizzato può diventare un modello per affrontare ed esplicitare le differenze sostanziali di utilità ed efficacia.

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Difficili decisioni sui farmaci essenziali nel 2015 Nicola Magrini, Jane Robertson, Gilles Forte, et al.

Quest’anno, il Comitato di esperti per la selezione e l’uso dei farmaci essenziali prenderà in esame la richiesta di includere nella lista farmaci costosi per la terapia di cancro, epatite C, tubercolosi resistente a politerapie, nuovi anticoagulanti orali. Richieste che cambiano la percezione dei farmaci essenziali e interrogano sulle possibilità che si offrono ai singoli paesi di affrontare problemi di costi quando si devono prendere decisioni a livello globale. Ricerca&Pratica pubblica la versione italiana dell’articolo di Nicola Magrini et al., pubblicato sul Bulletin World Health Organization, con il commento di Gianluigi Casadei.

Su nuovi farmaci, molto efficaci ma anche molto costosi, e su come conciliare innovazione e sostenibilità in sanità si sono espressi anche Giulio Formoso e Annamaria Marata in un recente articolo.

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Stabilire il prezzo dei farmaci: non serve, nelle condizioni attuali, affidarlo all’EMA Giuseppe Traversa

Quando affermiamo che il prezzo di un nuovo farmaco è troppo elevato ci riferiamo a due situazioni differenti: 1) il prezzo è superiore rispetto alle alternative terapeutiche, anche quando il vantaggio clinico è assente o minimo; 2) il prezzo dei farmaci che rappresentano una svolta terapeutica è eccessivo rispetto ai pur condivisibili obiettivi di premiare l’innovazione e di  favorire nuovi investimenti in ricerca. Fra le possibili cause dei prezzi elevati, vi è in entrambe le situazioni il limitato potere contrattuale dei singoli Stati, anche quando le dimensioni sono quelle di un Paese come l’Italia,  di fronte ad aziende produttrici che operano su un mercato mondiale. Allo scopo di rafforzare i  sistemi sanitari che devono rimborsare i farmaci, una delle ipotesi considerate in Europa è quella di affidare all’European Medicines Agency (EMA) anche il compito di definire i prezzi. Di incremento dei prezzi dei farmaci Francesco Perrone aveva parlato su Recenti Progressi in Medicina.

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Sostenibilità e nuovi farmaci antitumorali di Francesco Perrone

Problemi di natura economica condizionano sempre più frequentemente la possibilità di accesso ai trattamenti oncologici: la “tossicità finanziaria” è diventata questione molto importante in numerosi paesi, compresi gli Stati Uniti. Il costo esorbitante dei nuovi farmaci antitumorali sta diventando impegnativo per paesi europei come l’Italia dove il sistema sanitario pubblico si basa su solidarietà ed equità di accesso alle cure. L’incremento dei costi dei nuovi farmaci non può essere giustificato dalla loro efficacia, in quanto la portata del loro beneficio è spesso marginale e può avere scarso impatto clinico. In Europa, pertanto, sono necessarie nuove strategie nella gestione del regolatorio che tengano conto della questione economica come principale aspetto per stabilire il valore dei nuovi farmaci antitumorali.

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L’introduzione dei nuovi antivirali per l’epatite C: è possibile un compromesso tra salute e mercato? di Anna Maria Marata, Giulio Formoso

Quando si parla di innovazione in campo farmacologico, un esempio attuale che merita senz’altro di essere citato è quello dei nuovi farmaci per l’epatite C (HCV), che stanno cambiando le prospettive di cura per milioni di pazienti con epatite cronica. Parliamo in particolare della classe degli antivirali diretti come sofosbuvir, simeprevir e daclatasvir – tutti approvati per la commercializzazione in Europa nel 2014 – e delle associazioni precostituite di sofosbuvir + ledipasvir (appena approvato) o di ombitasvir/paritaprenavir/ritonavir associato a desabuvir, di prossima commmercializzazione in Europa.

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Spesa farmaceutica e farmaci davvero innovativi di Giuseppe Traversa | Centro Nazionale di Epidemiologia, Istituto Superiore di Sanità

In condizioni di sostanziale stabilità – fra arrivo di nuovi farmaci costosi, genericazione di farmaci a brevetto scaduto e consumo di farmaci nella popolazione – il tetto di spesa farmaceutica a carico del Servizio Sanitario Nazionale (SSN) svolge una funzione utile. Fornisce un’indicazione a priori delle risorse disponibili, con la possibilità per le aziende di programmare l’attività. Sostiene l’innovazione, perché le risorse che si liberano dalla perdita dei brevetti possono essere utilizzate per farmaci che rappresentano un reale miglioramento terapeutico. Elimina un potenziale interesse delle aziende a favorire un allargamento inappropriato delle prescrizioni per aumentare i fatturati. Tuttavia, se non ci si attrezza a rivedere, almeno per alcuni anni, l’entità e il funzionamento del tetto previsto della spesa farmaceutica, questo rischia di diventare inutile e potenzialmente dannoso. Vediamo perché.

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