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Dieci anni di farmaci oncologici: un bilancio non esaltante Italo Portioli

Una rilettura critica del primo studio di sintesi sistematica dei risultati a distanza dell’uso di nuovi farmaci oncologici rileva che se alcuni farmaci hanno buone ragioni per motivare spese ingenti – e in continua crescita – per altri il beneficio per la salute sembra scarso o inesistente. Lo studio ricavato dall’assemblaggio del lavoro delle tre tra le più agguerrite agenzie di HTA di Regno Unito, Francia, Australia è molto complesso e presenta limiti, in parte inevitabili, ma in ogni modo si tratta di dati che meritano un commento anche da qualcuno “laterale” al mondo oncologico. Per formularlo potrebbe non bastare il senso clinico, ma con qualche sostegno di senso comune esso può arrivare ad una conclusione, diciamo, distaccata, laica. Tuttavia lo studio pubblicato a fine del 2016 su JAMA Oncology non ha avuto risonanza né sollevato dibattito, nel mondo oncologico e fuori, in quello dei regolatori o dei farmacologi clinici o, e soprattutto, nella sensibilità pubblica della comunità dei malati e delle loro famiglie. Perché il silenzio su un dato tanto importante?

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La lista nera della FDA Antonio Addis

Le aziende farmaceutiche investono grandi risorse per sviluppare nuovi farmaci e alcune di queste, con l’obiettivo di difendere i loro successi terapeutici anche dopo la perdita di brevetto, non risparmiano colpi bassi a chi vuole produrre delle copie degli stessi medicinali. Per cercare di limitare i falli da cartellino rosso e fare in modo che tutto si svolga secondo le legittime regole del mercato, la Food And Drug Administration ha deciso di usare l’arma della trasparenza. In pratica è stata pubblicata la lista delle aziende che sono state richiamate più volte per atteggiamenti ostruzionistici nei confronti di competitori intenzionati a produrre le formulazioni “equivalenti” dei principi attivi “originali”.

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Chi difenderà la FDA da Trump? Antonio Addis

Una parte importante della campagna elettorale del nuovo presidente USA è stata fondata sulla promessa di ridurre al minimo indispensabile la burocrazia dello stato federale. L’idea di fondo è che tutto ciò possa incentivare gli investimenti e accelerare la velocità di accesso dell’innovazione sul mercato. Questo scenario non poteva ovviamente tenere escluso il lavoro fatto dalla Food and Drug Administration  le cui procedure vengono spesso viste come un inutile ostacolo a terapie che altrimenti sarebbero disponibili ai pazienti in tempi ridotti.

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Difficili decisioni sui farmaci essenziali nel 2015 Nicola Magrini, Jane Robertson, Gilles Forte, et al.

Quest’anno, il Comitato di esperti per la selezione e l’uso dei farmaci essenziali prenderà in esame la richiesta di includere nella lista farmaci costosi per la terapia di cancro, epatite C, tubercolosi resistente a politerapie, nuovi anticoagulanti orali. Richieste che cambiano la percezione dei farmaci essenziali e interrogano sulle possibilità che si offrono ai singoli paesi di affrontare problemi di costi quando si devono prendere decisioni a livello globale. Ricerca&Pratica pubblica la versione italiana dell’articolo di Nicola Magrini et al., pubblicato sul Bulletin World Health Organization, con il commento di Gianluigi Casadei.

Su nuovi farmaci, molto efficaci ma anche molto costosi, e su come conciliare innovazione e sostenibilità in sanità si sono espressi anche Giulio Formoso e Annamaria Marata in un recente articolo.

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